martedì, 9 febbraio 2010
un anno fa moriva Eluana Englaro... e questa canzone dei nomadi, da me liberamente adattata, sembra calzare a pennello
Lunga e diritta correva la strada
l'auto veloce correva
il lungo inverno era già cominciato
e tu a lui sorridevi
e tu a lui sorridevi.
Forte la mano teneva il volante
forte il motore cantava
non lo sapevi che c'era la morte
quel giorno che ti aspettava
quel giorno che ti aspettava.
Non lo sapevi ma cosa hai provato
quando la strada è impazzita
quando la macchina è uscita di lato
e contro un albero è andata
e contro un albero è andata.
Non lo sapevi ma cosa hai pensato
quando lo schianto ti ha presa
quando anche il cielo di sopra è crollato
quando la vita è fuggita
quando la vita è fuggita.
Vorrei sapere a cosa è servito
vivere, amare, soffrire
spendere tutti i tuoi giorni passati
se così presto hai dovuto morire (partire)
se presto hai dovuto morire (partire).
Sappi comunque che il tuo vecchio padre
per te ha sempre lottato
che la tua voce ha a lungo gridato
a volte solo e isolato
a volte solo e isolato.
Come tuo padre mi piace pensare
che tu adesso sorridi
che da lassù tu ci guardi felice
col cuore gonfio e leggero
col cuore gonfio e leggero.
Spero soltanto che la tua triste storia
a molti possa servire
che la battaglia da te combattuta
molti altri possa aiutare
molti altri possa aiutare.
Addio cara Eluana.
ps. so che ognuno ha le sue idee, che il
caso Eluana ha diviso le folle, però io penso che non si possa condannare Beppino Englaro, non si può non considerare le ragioni e la voce di chi volle che Eluana nascesse, di chi l'ha amata, cresciuta, educata, di chi sognava per lei un futuro radioso e felice